Perseverare è umano
Il giorno dopo Venezia, la mia testa ha chiesto al mio corpo di andare a correre. Gambe e fisico hanno risposto di si, e dopo aver verificato che muscoli e tutto il resto non avevano subìto danni evidenti, la testa, sempre lei, mi ha costretto ad una ricerca in internet su una prossima, molto prossima, futura maratona. Trovata, ho continuato ad allenarmi e ad incrementare immediatamente le distanze degli allenamenti: 9, 15, 20 , 24 km. Ma mentre questo meccanismo si è messo in moto nonostante tutto, ho comunque avvertito la stanchezza mentale, principalmente mentale, strascico degli ultimi mesi di corse e di allenamenti lunghi. Alla fine ho deciso, ho premuto il pulsante online e mi sono iscritto: domenica sarò al via della maratona di Verona. So che la maratona è un fatto mentale, prima ancora che
fisico. Da questo punto non parto alla grande: Venezia è ancora nella testa; in allenamento ho avvertito poca voglia di soffrire, specialmente il giorno che ho corso 24 km; inoltre c’è quel fastidio al collo che compare dopo un’oretta di corsa. Non ho ambizioni cronometriche, voglio piuttosto capire cosa è successo a Venezia e, se sarà possibile, dimenticarlo. Ragionandoci, tantissimi aspetti mi inducono a pensare che sarà una prova dura, sarà cercare di convivere il più a lungo possibile con uno stato di sofferenza. Nessuna certezza. Forse questa sarà la mia forza.
Come dice questo profondo libro di psicologia dello sport:
“perseverare è umano. Diabolico è rinunciare a impegnarsi , rimanere immobili, mettersi ad aspettare che la motivazione arrivi dall’esterno, non sfruttare a fondo tutte le risorse di cui gli esseri umani sono dotati”.

