Maratonina di Trieste 2015
Attendevo questa gara da mesi, forse la attendevo dal traguardo dell’anno scorso. Ogni anno correrla fa scaturire un insieme di emozioni: un percorso panoramico con il privilegio di percorrere la strada costiera chiusa al traffico, gli amici in gara e al traguardo, gli incitamenti di amici, cugine e sconosciuti che in parallelo si godono la passeggiata della Bavisela. Oltre a questo c’era ben forte anche l’attenzione al cronometro, ci tenevo molto anche perchè, essendo la gara di casa, un po’ tutti i conoscenti ti vanno a cercare nei risultati: non che questo cambi il mio modo di vedere e vivere le corse, ma se c’è un posto dove cercare il meglio di me… ebbene, è proprio questo.
Mi sono allenato bene in questi mesi. Non ho mai avuto la sensazione di essere davvero veloce in allenamento, ho vissuto bene questo aspetto cercando solo il massimo impegno negli allenamenti successivi, poi in gara ho sempre tirato fuori quel qualcosa in più dovuto forse all’adrenalina del momento. Molto meglio così che il contrario…
Prima della partenza (come potete vedere dalla foto) è stato tutto molto rilassante, mi sono solamente ripassato il piano tattico della gara che prevedeva una partenza molto cauta. Mi sono posizionato in griglia con il compagno di squadra Marco e siamo partiti insieme. Sono partito pianissimo, ma quando ho visto Marco al mio fianco mi sono rassicurato: ho un’ottima stima delle sue interpretazioni delle gare in progressione… dopo qualche centinaio di metri l’ho lasciato andare, primo km tutto in salita lento, recupero nel secondo in discesa. Terzo e quarto di nuovo in salita, con il freno a mano tirato, li ho corsi molto rilassato infischiandome dei tempi alti. Al 4°km sono passato un po’ più lento dell’anno scorso in 18’04”, ma mi sentivo veramente bello fresco e ho subito accelerato iniziando una lunga fase di sorpassi. Anche l’altro compagno di squadra Gianni mi aveva superato a Sistiana, ora davanti a me avevo lui e più avanti Marco con il gruppo dei pacers dell’ora e mezza, tre bei riferimenti. Non mi piace correre con i pacers di mezzo, ma purtroppo ( o per fortuna…) ora il mio ritmo è questo ed è la seconda gara consecutiva dove sono più o meno condizionato dalla loro presenza. In discesa mi sono sentito da subito veloce, in sorpasso continuo e per nulla in affanno, la leggera brezza contraria non ha influito sul mio ritmo ma piuttosto è servita a rinfrescarci, passavano i km ma Gianni, Marco ed i pacers erano sempre tutti lì, poco davanti a me, ad interpretare una gara parallela alla mia. Mano a mano che i chilometri passavano ed il mio ritmo reggeva è cresciuta la convinzione che potevo raggiungere un ottimo tempo al traguardo, anche perchè stavo affrontando la fase in discesa più velocemente rispetto al 2014. Ho iniziato a sentire la fatica verso il dodicesimo, ma proprio qui dove la discesa offre i vantaggi maggiori ho spinto di più cercando di distendere la falcata; anche quest’anno il rettilineo che porta sul lungomare per me è stato velocissimo (km in 3’48”) e mi ha permesso di raggiungere Gianni, anche se ho intuìto che i 7 km di piano che mi attendevano sarebbero stati una sfida di resistenza sicuramente impegnativa… arrivato a quel punto cruciale non sentivo la spinta e la carica dello scorso anno, ma nemmeno il vuoto di energie del 2010 e 2012, quando ad una super-discesa era seguita una sofferenza infinita da Miramare al traguardo. Il pensiero è stato immediatamente quello di limitare di danni, di concentrarmi km per km in modo da non disperdere il buon vantaggio accumulato fin lì. Ci sono riuscito abbastanza bene, ad eccezione forse del 19° km. Mentre i pacers si sono allontanati leggermente (a Miramare li avevo veramente a tiro, pur non avendo mai avuto intenzione di ricucire il gap), al 19° improvvisamente ho visto Marco camminare; l’ho chiamato nel sorpasso, credo sia ripartito subito ma non siamo riusciti a tirarci negli ultimi km: sono rimasto da solo, non ho ricordi del ventesimo km, credo d’averlo corso come un automa… peraltro bene, in 4’25”, sofferenza mascherata. Tanta sofferenza sulle rive, ma ormai ero lì, stavo aspettando l’abbraccio di Manu, Emma e degli amici, stavo aspettando la fine della fatica. Sprint: 1h31’28”, un secondo meglio dell’anno scorso, quindi miglior tempo in mezza negli ultimi 3 anni… tanta felicità.
Un pensiero a Stefano e zio Mario: per anni ho ricevuto i loro complimenti dopo che hanno cercato il mio nome tra i risultati pubblicati sul “Piccolo”: quest’anno ho sentito vicina la loro spinta nel finale.
