Dimitri

Immersione nella natura…

P1020104E’ stata una giornata che aspettavo da tempo: non è stato un regalo che mi sono fatto, oppure uno sfizio che mi sono preso; o non soltanto. E’ stata invece una necessità che ho soddisfatto, quella di immergermi per tre ore nella natura, per una corsa depurativa, non certo per un allenamento personale, ma per cercare una risposta a delle domande che la vita di tutti i giorni mi pone; domande che non saprei nemmeno definire con precisione; è stata la ricerca di un senso, la ricerca della semplicità. E perchè no, anche la ricerca dei miei limiti fisici, al momento ben evidenti vista la mancanza di allenamenti.
Ho corso per più di tre ore quindi, risalendo l’alta valle dello Judrio, allontanandomi metro dopo metro dalla civiltà, per salire dolcemente di quota attraverso un territorio quasi disabitato e quasi incontaminato. Una zona che conoscevo già, avendola scoperta tanti anni fa in mountain bike, e che per la prima volta ho percorso a piedi, e che ho scelto per la sua rude bellezza, ma anche molto più praticamente perchè il percorso che ho deciso di seguire era in gran parte su una stradina asfaltata, che solo negli ultimi chilometri ha lasciato posto al sentiero.
Ho parcheggiato l’auto nell’abitato di Albana verso le 11 del mattino e ho imboccato la strada turistica di Podresca, che costeggia il fiume Judrio lungo il confine italo-sloveno. Mentre procedevo in lieve ma costante salita, il fiume alla mia destra scendeva impetuoso verso valle, dopo gli ultimi giorni ininterrotti di piogge, mentre il sole aveva deciso di farmi una gradita sorpresa con la sua presenza tanto inattesa quanto piacevole. Avevo ben chiaro il mio limite attuale. Ho pensato: “non posso reggere più di 25 km”, per cui l’idea era quella di salire la valle per 12-13 km per poi fare marcia indietro, sperando nella spinta della discesa.  Fin dai primi chilometri, percorsi a ritmo blando, ho trovato il rilassamento cercato, accompagnato unicamente dal rumore dell’acqua che scendeva con forza; il rumore del traffico, invece, me lo sono scordato: avrò incrociato in più di 3 ore 3 o 4 auto, più due ciclisti ed un operaio che lavorava per mettere in sicurezza la strada e che mi ha salutato stupito dal vedermi arrivare. Più mi inoltravo all’interno, più la natura si lasciava scoprire: in mezzo al bosco, le rare case che trovavo sembravano quelle della nonna di Cappuccetto Rosso, con la legna fuori dalla porta ed il camino fumante; ho trovato sbocciate primule, viole, campanelle; l’acqua che dalla montagna alla mia sinistra scendeva verso il fiume formava spesso delle piccole cascate. La bellezza del posto mi ha dato il giusto entusiasmo per affrontare la ripida salita che porta all’abitato di Podresca; ho lasciato alla mia destra il confine di seconda categoria di Molino Vecchio proseguendo per la ripida salita sulla riva italiana del fiume; al 13° km l’asfalto ha dunque lasciato posto al sentiero, e mentre stavo per tornare indietro una vocina si è fatta sentire dentro di me: “andiamo avanti fino al ponte, regaliamoci un pezzo di bosco in sterrato…” Volevo arrivare a Ponte Clinaz, che sapevo essere poco (ma quanto poco?) più avanti, volevo regalarmi ancora qualche km di avventura… “Dimitri, stai facendo una cazzata… lo sai…” anche questa vocina si è fatta sentire chiaramente, ma mi sono preso tutte le mie responsabilità e sono andato consapevolmente avanti… sono stati 2 km e mezzo di sterrato, bellissimi, con numerose cascate, con i ruscelli che scendevano sullo sterrato obbligandomi a salti di qua e di là, con panorami bellissimi sulla vallata erbosa, finchè ho visto il cartello ponte Clinaz (nella foto) ed ho deciso per una breve pausa. Alla faccia del cartello “ponte inagibile”, mi sono fermato a metà ponte, con l’acqua impetuosa di sotto, dove una pietra indicava: RS, riga, RI: il confine. Con un piede di qua e uno di là ho svolto un minutino veloce di stretching, e dopo una rapida pipì sono ripartito: 15,70 km, è stato da subito chiaro nella mia testa che sarebbe stata molto dura ritornare all’auto. Nei primi km del ritorno mi ha molto confortato la discesa, che ho sfruttato per incrementare senza troppo sforzo l’andatura; tra alti e bassi sono riuscito a tener duro fino al venticinquesimo, quando ho alzato bandiera bianca: i miei calcoli erano esatti, se solo mi ascoltassi ogni tanto… gli ultimi 6 km sono stati di sofferenza pura, ma anche questo serve; ho accettato con filosofia il momento, alternando corsa e camminata. All’auto ci sono arrivato, sfinito ma ci sono arrivato; ho trovato le risposte che cercavo? In quel momento, l’unica risposta era rappresentata dall’acqua e dal cibo che mi aspettavano nell’auto…

Dimitri

Ho corso la mia prima maratona a Venezia nel 1998 e continuo a correre nel 2026. Ho ideato e curato il sito "Only Top Runners" nel 2005 parlando delle corse mie e dei miei amici; nel 2013 il sito è diventato un blog. Ho corso in totale 11 maratone, 61 mezze maratone ed una 30 km.

2 pensieri riguardo “Immersione nella natura…”

  • Andrea

    Ben fatta Dimitri! Mi hai fatto veramente venire una gran nostalgia del posto. Mulino Vecchio lo conosco bene perché ci andavo spesso da bambino con i miei a mangiare il prosciutto ed il pane fatto in casa da Giovanni e da sua moglie che mio papà aveva conosciuto molti anni prima (fine anni 60)quando era stato li per mesi con la ditta per cui lavorava per lavori sulla strada che costeggia il fiume. Non vedo l’ora che arrivi la primavera o che almeno finisca di piovere:-) per tornarci con Katja, Martin, Elisa e Mirjam.

    Rispondi
  • Nicola

    Luoghi a me sconosciuti fino al giorno in cui ho deciso di pedalare…per i ciclisti la zona è praticamente una seconda casa 😉

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *