A ritmo lento
Sono passati due mesi e mezzo dalle mie ferie in Sicilia. Ho riguardato con nostalgia tutte le mappe scaricate dal GPS dei miei allenamenti in vacanza per ritornare con la mente a quelle corse, a quella rilassatezza, a quel tempo che scorreva lentamente. E in effetti, anche i miei allenamenti non è che siano stati dei fulmini in quanto a velocità, anche se comunque hanno contribuito nelle settimane successive a farmi correre bene sia l’ora di Fagagna che la maratonina di Ossiach. Sicuramente sono state delle corse molto allenanti per le mie gambe, visti i continui saliscendi che ho affrontato: e allora ricordo le 5 ripetute da un chilometro dal Lido di Avola ad Avola, girando per la “ventiquattro metri” per raggiungere il chilometraggio desiderato; i quasi 17 km che mi hanno portato fino a Calabernardo e ritorno, corsi in leggera progressione al ritorno, forse spinto dalla bellezza della spiaggia di Calabernardo al tramonto; 11 km su e giù per il lungomare, qui in decisa progressione; ed infine (purtroppo) 3 ripetute da 2 km, dal Lido di Avola fino alla Cicirata e ritorno. Rispetto alle corse effettuate qui in pianura a 1600 km di distanza, dove non si trova neanche mezzo metro di dislivello, i ritmi sono stati più lenti di qualche secondo, niente di grave visto appunto il maggiore sforzo che ho dovuto compiere; ma il vero ritmo lento è quello che ho vissuto in quei giorni, un ritmo più umano non solo per noi che eravamo in vacanza ma anche per le persone che abbiamo incontrato, non coinvolte dalla frenesia di correre velocemente da qua a là, e forse per questo motivo più gentili, più accoglienti, più solari, capaci di un saluto che è vero e non un atto dovuto, come si usa purtroppo da queste parti.
